G20, Fmi: “alert protezionismo e tensioni su banche italiane”

Branislav Nikolic DiBranislav Nikolic

G20, Fmi: “alert protezionismo e tensioni su banche italiane”

1 settembre 2016, di Alberto Battaglia
E’ fosco l’orizzonte che l’Fmi dipinge per lo scenario economico mondiale: nel suo documento indirizzato ai leader che s’incontreranno nel prossimo G20 di Hangzou, in Cina, il 4 e 5 settembre, il Fondo monetario internazionale avverte che il contesto per le riforme necessarie a ridare fiato all’economia è sfavorito da “crescenti disparità di reddito” e da una “dinamica di crescita sfavorevole”. Nella nota redatta in vista del meeting del G20, l’Fmi ha anche scritto che “i titoli bancari restano sotto pressione, con particolare tensione attorno alle banche italiane”.

L’istituzione ha fatto riferimento agli stress test effettuati in Europa, che hanno messo in evidenza i problemi che l’elevato livello di NPL (non performing provoca alla salute finanziaria delle banche, insieme alla debolezza dell’economia e a tassi di interesse bassi”. Per risolvere la questione in Europa, secondo l’Fmi sono fondamentali una maggiore supervisione, una riforma delle insolvenze e un sostegno a mercati secondari del debito in cui le sofferenze (delle banche) possano essere smaltite”.

Tornando ai fondamentali dell’economia globale, per l’Fmi il ritmo sarà più lento del previsto soprattutto negli Stati Uniti, mentre “la moderazione dell’area euro e la crescita del ‘Pil giapponese sono stati ampiamente nelle previsioni, con la crescita dell’Eurozona leggermente più lenta del previsto”.

Importanti sintomi che qualcosa non sta andando come si sperava è “’l’inflazione molto bassa”, la “flessione della spesa per investimenti” e il “rallentamento del commercio internazionale”.

Eppure le politiche monetarie non sono mai state più espansive e orientate a favorire l’afflusso di denaro nell’economia. Ma, se i risultati non sono arrivati, spiega il Fondo, ciò è dovuto al fatto che “il peso del ‘debito sul settore privato, i problemi di bilancio nel settore finanziario di diversi paesi, il trend di bassa produttività e i fattori demografici pesano sulle prospettive di crescita a lungo termine, riducendo gli incentivi ad investire nonostante un costo del denaro mai così basso”.

Per rompere il trend, insiste l’Fmi sarebbero necessarie una serie di riforme che al momento la politica difficilmente potrebbe permettersi di perorare.

Infatti, quel po’ di crescita sperimentata nell’attuale periodo non ha favorito le fasce meno abbienti, accrescendo così “le ansie sugli effetti della globalizzazione e peggiorato il clima politico per le riforme”. Per questo “i rischi al ribasso restano dominanti”; dietro l’angolo potrebbero minare la crescita “una nuova fiammata di volatilità sui mercati finanziari alimentata da tensioni geopolitiche o dai rischi associati ai negoziati post-Brexit”.

Non è tutto: in risposta alla sfiducia verso le virtù della globalizzazione si sta sperimentando un “aumento del protezionismo” che andrà ad aggravare il rallentamento della crescita degli scambi internazionali. Questi ultimi sono aumentati del 3% nell’ultimo anno, meno della metà rispetto ai due decenni precedenti alla crisi.

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